Relazione tra occhi e posizione anomala del capo

Lo scopo del nostro studio è stato quello di fornire uno strumento utile, indirizzato ad osteopati e terapisti manuali, per fare diagnosi differenziale, cioè diversificare una cervicalgia di nostra competenza rispetto  ad una cervicalgia determinata da difetti visivi che necessita quindi, di una valutazione da parte di uno specialista della visione.

I legami esistenti tra due strutture come occhi e capo non sono di facile deduzione e spesso alcuni elementi che ne caratterizzano la diagnosi,  vengono  mascherati da atteggiamenti che il nostro sistema posturale mette in atto per cercare di dare la risposta fisiologicamente più accettabile.

I movimenti degli occhi devono soddisfare molteplici esigenze come mantenere stabile l’asse visivo, inseguire e fissare oggetti che entrano nel campo visivo, consentire una visione unica, esplorare l’ambiente. Queste richieste vengono sviluppate attraverso un complesso meccanismo coordinativo che richiede la collaborazione di elementi quali retina, labirinti, articolazioni e muscoli del collo, articolazione Temporo-Mandibolare e muscoli masticatori.

In questo complesso sistema le diverse strutture collaborano al fine di garantire una visione binoculare cioè il corpo cerca una posizione tale da stimolare in modo equivalente le due retine.

I riflessi oculomotori mantengono la stabilità di movimento del campo visivo e coordinano i movimenti di occhio e testa, tra questi riflessi troviamo il vestibolo-oculomotore. Esso origina dal vestibolo e stimola i muscoli oculomotori. In particolare per quanto riguarda i muscoli estrinseci una variazione della loro tensione si ripercuote lungo tutta la catena muscolo-connettivale fino all’appoggio podalico. Un’anomalia del sistema si esplicherà con rotazioni-inclinazioni di natura compensatoria. Tale modifica dell’atteggiamento posturale della testa causa uno stato di ipertonia muscolare con disturbi intervertebrali cui seguono ipomobilità e nel tempo possibili lesioni di tipo degenerativo.

I muscoli estrinseci, inoltre, lavorano in stretta sinergia con i muscoli facciali e del collo, ogni volta che gli occhi si muovono generano un input di contrazione dei muscoli della nuca per consentire alla testa di cambiare posizione al fine di fissare l’oggetto di interesse.

Altro ruolo importante è quello dei muscoli sub-occipitali, estremamente ricchi di meccanocettori, trasmettono informazioni al sistema nervoso centrale che le integra con quelle provenienti dall’apparato visivo e vestibolare. Le afferenze cervicali sono anche coinvolte in tre riflessi che influenzano il capo: il riflesso cervico-collico, che attiva la muscolatura in risposta allo stiramento per garantire il mantenimento del capo rispetto al tronco. Il riflesso cervico-oculare, che lavora in sinergia con il riflesso vestibolo- oculare e optocinetico attivando la muscolatura extra oculare per garantire una chiara visione associata al movimento. Il riflesso tonico del collo, che insieme al vestibolo- spinale garantisce la stabilità posturale controllando l’attività muscolare nell’arto inferiore durante i movimenti del corpo rispetto al capo.

Altro mezzo di collegamento è dato dalla via oculocefalogira, che ci permette di comprendere le relazioni esistenti tra apparato stomatognatico, il sistema dei muscoli estrinseci oculari ed il rachide cervicale.

Tale via è costituita da una via ascendente che trasporta informazioni propriocettive con partenza dai recettori paradontali delle arcate superiori e dai recettori dello spot palatino al nucleo mesencefalico del Trigemino e da qui proiettano le informazioni ai nuclei del III, IV e VI nervi cranici. Una via discendente che trasporta informazioni provenienti da stimoli dei recettori paradontali delle arcate inferiori, dai muscoli masticatori e dall’articolazione Temporo- Mandibolare, arrivano al nucleo mesencefalico del Trigemino e da qui vengono proiettate al nucleo Accessorio Spinale localizzato nelle corna anteriori del midollo cervicale da C1 a C5. È formata inoltre dai fusi neuromuscolari da cui partono fibre che arrivano ai nuclei oculomotori e raggiungono il nucleo del trigemino. È evidente come un disequilibrio dei muscoli oculari si ripercuota poi sull’occlusione mandibolare, sui muscoli del collo e viceversa grazie ad una correlazione neurofisiologica.

Una volta evidenziata la correlazione tra le varie strutture siamo andati a reperire, mediante diagnosi differenziale, quei soggetti i cui parametri non fisiologici cervicali potessero essere influenzati da un disturbo visivo.

Per fare questo abbiamo avuto bisogno dell’ausilio di semplici test optometrici che hanno evidenziato dei reali problemi visivi.

Abbiamo valutato la dominanza oculare di fissazione con cilindro TAO, la differenza di acutezza visiva e l’astigmatismo con il VAD test  e l’eteroforia visuo-posturale grazie all’ausilio del cilindro di Maddox.

I soggetti che sono risultati positivi sono stati sottoposti ad un trattamento osteopatico che comprende un lavoro fasciale sui muscoli del collo, galea aponeurotica e muscolo temporale, un lavoro di inibizione dei muscoli masticatori e delle manovre in HVLA (thrust), se necessarie.

In seguito al trattamento i soggetti sono stati rivalutati. In tutti i casi, il capo, è tornato in posizione fisiologica e sono stati riproposti i test optometrici sopra elencati. In alcuni casi la vista è migliorata, in altri è rimasta tale o addirittura peggiorata.

Nei casi dove abbiamo avuto miglioramento, si è osservato che tale condizione rimaneva transitoria e che si ripresentava al follow up, per cui tutti i soggetti positivi al primo test, sono stati inviati dallo specialista della visione.

Di tutti i soggetti, quelli che dopo il trattamento osteopatico, si sono sottoposti ad una correzione visiva mediante occhiale, hanno avuto una riduzione del sintomo di cervicalgia dall’80% al 100% e tale condizione è perdurata nel tempo. Mentre nei soggetti che non hanno messo gli occhiali ed hanno ricevuto solo il trattamento osteopatico, la cervicalgia ha avuto una buona  riduzione del  sintomo ma  nel tempo hanno avuto una riacutizzazione del dolore regredito al 40-50%.

Questo ci permette di divulgare un nuovo approccio diagnostico con la nostra risposta pratica al trattamento ma soprattutto abbiamo sperimentato come l’approccio interdisciplinare e la collaborazione con altri professionisti diventa fondamentale per la ricerca primaria della disfunzione.

 

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