Per l’osteopatia, come per le altre terapie non convenzionali, è necessario individuare chiaramente l’acceso agli studi clinici, alla valutazione dei risultati del trattamento, agli studi fondamentali (meccanismi d’azione) e scientifici o ricerche accademiche atti a validarne l’efficacia, partendo dal presupposto che tale valutazione deve aver luogo secondo le metodologie abituali in ogni terapeutica umana, ovvero quelle basate sulle conoscenze scientifiche del momento, e in particolare consentendole l’accesso a quelle specifiche delle scienze biologiche e statistiche.

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La regolamentazione e il coordinamento dei criteri di formazione che gli osteopati italiani ed europei si sono autoimposti costituiscono, attualmente, una garanzia indispensabile per i cittadini; considerando che è imperativo, sia nell’interesse dei pazienti che in quello dei terapeuti, che l’armonizzazione europea sia fatta a un alto livello di qualifiche e competenze che sia richiesto in ogni caso l’ottenimento di un iter di formazione riconosciuto dallo Stato, ma che risponda alle esigenze specifiche osteopatiche con livelli di formazione adeguati ai principi sanitari generali richiesti da ogni atto terapeutico nonché alle specificità della disciplina.
Nonostante tutto occorre precisare che la situazione italiana attualmente si presenta confusa con interpretazioni discordanti tra la Corte Costituzionale, il Consiglio Superiore di Sanità, gli Ordini dei Medici e la realtà di circa 5.000 operatori che esercitano le loro professioni con il solo riconoscimento del regime fiscale.

Altre Regioni Italiane seguendo l’esempio piemontese si sono attivate organizzando di concerto con gli Assessorati regionali competenti la promulgazione di leggi di normativa regionale, ma il prodotto ad ora inquadra il tutto quali “discipline bionaturali” in un contesto rivolto prevalentemente al benessere ed al suo mantenimento, escludendo qualsiasi riferimento al sanitario.
La Legge Quadro Nazionale (Medicine e pratiche non convenzionali AC 137 ed abbinate, Relatore On Paolo Lucchese) prevedeva che la professione osteopatica potesse essere esercitata in forma autonoma e primaria con un percorso formativo universitario quinquennale.
L’osteopatia veniva successivamente riconosciuta come atto medico e, quindi sanitario, dal congresso di Terni della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri (FNOMCEO).
Il riconoscimento quale atto medico non implicava che la professione dovesse essere necessariamente svolta esclusivamente “manu medica”, ma indicava che essa potesse rientrare nel settore sanitario.

E’ stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale 26 gennaio 2013, n. 22 la Legge 14 gennaio 2013, n. 4 che stabilisce l’entrata in vigore dello statuto delle professioni non regolamentate il 10 febbraio 2013.

Le nuove norme definiscono “professione non organizzata in ordini o collegi” volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività disciplinate da specifiche normative.

Si introduce il principio del libero esercizio della professione fondato sull’autonomia, sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica del professionista.

Si consente inoltre al professionista di scegliere la forma in cui esercitare la propria professione riconoscendo l’esercizio di questa sia in forma individuale, che associata o societaria o nella forma di lavoro dipendente.

I professionisti possono costituire associazioni professionali (con natura privatistica, fondate su base volontaria e senza alcun vincolo di rappresentanza esclusiva) con il fine di valorizzare le competenze degli associati, diffondere tra essi il rispetto di regole deontologiche, favorendo la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza.

Le associazioni possono costituire forme aggregative che rappresentano le associazioni aderenti, agiscono in piena indipendenza ed imparzialità e sono soggetti autonomi rispetto alle associazioni professionali che le compongono, con funzioni di promozione e qualificazione delle attività professionali che rappresentano, nonché di divulgazione delle informazioni e delle conoscenze ad esse connesse e di rappresentanza delle istanze comuni nelle sedi politiche e istituzionali.